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mercoledì 30 giugno 2010

Un post a tavola n° 5 - Red Team contro Blue Team


"Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. 
É il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. 
É la vostra mensa e il vostro focolare. 
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace"
Khalil Gibran

Non avrei trovato parole più belle per descrivere alla lettera questa avventura, navigatori. 
Si parla d'amicizia, l'avrete capito, di quella realmente condivisa che, soprattutto appena nata, esplode ad ogni incontro provocando situazioni a dir poco eccezionali. 


Ma andiamo con ordine.


Violetta e il Tronco (li ricorderete in l'Oste della Bon'Ora e altre avventure), telefonano a Mr R per organizzare un tour de force incontro eno-gastronomico nella loro bellissima dimora. 
Accettiamo consapevoli di divenire complici della strage neuronale annunciata, premeditata e condannabile in primo grado.
Ci accolgono intorno alle 19, la loro ospitalità non ha eguali. Insieme siamo una squadra, la migliore in campo e ci prepariamo con sorrisi e abbracci di incoraggiamento alla lotta che sta per cominciare.

Suona la campana: PRIMO ROUND

Schieramenti (Red Tm e Blue Tm)
Mr R, il Tronco, Violetta e Boccadirosa contro Fialette di Mojito con Havana 3, Vodka Millenium 2000 e tonica...


...Tartine con Baccalà mantecato, Mini spiedini di Acciughe arrotolate ripiene con Capperi Linosa


La battaglia il nostro Team la vince facile: dopo un quarto d'ora il campo è deserto, rimangono solo stecchini umidi circondati da fialette di vetro vuote con qualche foglia di menta agonizzante all'interno. Io e Mr R ci concediamo un secondo per riflettere sulla bravura dei nostri ospiti, la cucina è il loro habitat naturale, non ci sono dubbi. Prima di andare avanti stappiamo un eccellente champagne consigliato da Remigio: la Dame de Coeur, Chardonnay en Barrique 2005 Extra Brut (Blue Tm ovviamente)

SECONDO ROUND

Schieramenti
Mr R, il Tronco, Violetta e Boccadirosa contro Coda di rospo con guanciale di Montemonaco e pomodorini confit fatti in casa da Violetta...

.
...Coulée de Serrant 2007


Anche qui nessuna esitazione, solo qualche momento di pericolosa estasi a causa della rana pescatrice. La sua carne sembra quella di un crostaceo, è cotta perfettamente, perfettamente accompagnata dagli altri sapori nel piatto, perfetta. Voleva farci vacillare ma noi siamo ancora qui: calici in mano, pronti a fronteggiare la prossima portata. Una tosta.

TERZO ROUND

Schieramenti:
Mr R, il Tronco, Violetta e Boccadirosa contro Foie Gras, croccante alle Nocciole gentili delle Langhe fatto in casa dal Tronco, composta di albicocche, lavanda e moscato di Pantelleria, Pan brioche bruscato...


...Adelaide, Strade Vigne del Sole


(NdR: vi confesso, navigatori, che non ricordo l'ordine delle uscite dei vini, chiedo scusa ai miei compagni di squadra per le inesattezze eventuali). 

E qui il Red Tm comincia a perdere colpi proprio a causa mia, navigatori. Il Foie Gras è ottimo ma molto saporito e ha la meglio sul mio palato diseducato ai sapori eccessivi: rimane nel piatto per metà. Per fortuna Mr R e il Tronco accorrono in mio aiuto e portiamo a casa il risultato. Un'altra inebriante vittoria.

Ma il Blue Tm è pronto ad un contrattacco dei più violenti che la storia ricordi, carica le armi, affila le lame e scende in campo per il:

QUARTO ROUND
Schieramenti
Red Tm contro Crostino Toscano, Foiano della Chiana (Arezzo)...


...Sardine del Cantabrico, Eataly (To)...


...Tonno pescato all'amo Alalunga, Vibo Valentia...


...Salame e Lonza Montemonaco...



...Baccalà grigliato Sapori del mare,  Sant'Agata d'Oneglia (Imperia)...


...Sgombro affumicato di Moreno Cedroni con pepe, mela verde e lime...


 ...Zucchine e Olive casalinghe...


...Soppressata di Riofreddo e Cacio Cavallo pugliese.


...e tutte le altre bottiglie: Cendrillon 2008 Domaine de la Garrelliere, Pouilly-Fuissé 2006 Domaine Valette, Serragghia Zibibbo 2007 vinificato in Anfora, Gaia 2007 bianco Igt Cantina Giardino.


Non ci sono dubbi sulla scorrettezza da parte del Blue Tm, la battaglia si inasprisce:
il Tronco agguanta il Tonno mentre Mr R si concentra sulle Sardine facendole fuori tutte, una dopo l'altra. Il Lonzino e roba mia, nel piatto ne rimane solo il ricordo, poi le Olive e le Zucchine, strepitose, si coalizzano con Moreno Cedroni e ci tocca riunire la squadra intorno a Violetta per fronteggiare il pericolo. Cacio cavallo e Soppressata non restano a guardare e confondono i nostri palati con le loro punte di sapore ma Il Red TM è unito, compatto. Attacca le portate una dopo l'altra, assapora, degusta e beve litri di vino naturale e biologico fin quando, dopo ore di combattimento, il nemico è vinto, è battuto e dietro la collina non c'è più nessuno (direbbe il De Gregori)


Cala il silenzio. Il fumo delle sigarette descrive bene la desolazione che avvolge l'accampamento, siamo esausti ma profondamente felici e consapevoli che nessun neurone è stato sacrificato invano.
Prendiamo atto di aver realizzato un'altra grande impresa, ci crogioliamo nel successo ottenuto e poi, alle tre del mattino, il Red Tm si divide. 
Mr R e Boccadirosa non hanno più parole per ringraziare i loro compagni di squadra: per la loro amicizia e ospitalità, per le cose strepitose che hanno cucinato, per i regali e per le eccellenze messe a disposizione. Mentre salutano il Tronco e Violetta, i due già pensano ad un modo per sdebitarsi... se sopravvivono, si intende.


A presto, navigatori
Boccadirosa


lunedì 10 maggio 2010

Le sette vie della gioia n°2: amore a prima vista




Ah... l'amore.
Spero che ognuno di voi l'abbia potuto incontrare, almeno una volta.
Però aspettate, non parlo dell'amore che si costruisce nel tempo, lentamente. Quello che cresce con parole e carezze e vita vissuta fino a vincere ogni resistenza.
No. Parlo di un altro tipo d'amore.
L'amore a prima vista, navigatori.
Esplode senza preavviso, ubriaca di appartenenza, parla ad una intimità nascosta negli abissi segreti ed è come se quella persona, quella cosa, quell'emozione l'avessimo disegnata mille volte nei nostri sogni.

Io l'ho provato, sapete.
Ho amato Tim Burton dal primo fotogramma in cui sono inciampata e tuttora è un amore infinito, il mio per lui.  Ho amato i Tool per un solo feedback che ho sentito uscire dagli amplificatori di Adam Jones e ho chiaro il ricordo della voce di Maynard Keenan quando sussurrò nelle mie orecchie ancora vergini di lui facendomi promettere eterna fedeltà.
Poi Trent Reznor, Layne Staley, Kurt Vonnegut, Bret Easton Ellis. Alda Merini, Los Angeles, mia madre, mio padre, il mare della Grecia. Gli squali, il Mac, le braccia di Mr R, Tarantino. Chuck Palahniuk, Attila il mio cane, Roberto Benigni, Jonathan Safran Foer, i miei cugini. Spiderman, i cavalli, la Fondue Bourguignonne, la vodka. La carne alla brace, il Brunello di Montalcino, i vini piemontesi, l'albero di Natale. La neve, la danza Maori, il Sutra del Loto, i broccoletti ripassati. Gli amici, il gelato, i Riesling, lo schermo di un cinema. I vampiri, Barcellona, la pizza, Emir Kusturica, Batman, lo Champagne.
I prati inglesi, le candele, l'aperitivo preso in spiaggia dopo una giornata di sole, la doccia prima di andare a dormire. Cucinare per la persona che ami, suonare la chitarra sulla rampa delle scale perchè lì l'acustica è migliore e cantare. 
Imparare ad usare il diaframma, saperlo muovere ed infine mangiarlo, il diaframma. Esatto. 

E' di Pannicolo che stiamo parlando, navigatori, di chi se non lui.



Non ricordo di averlo mai assaggiato prima di oggi: rettangoli di carne rossa morbidissima, così ricca di proteine che ti sembra di sentirle in bocca mentre mastichi e il sapore è unico, denso, deciso. Mr R ha cotto il pezzo di Fassone piemontese prima in padella e poi con il calore del forno insieme alle patate con il quale lo ha servito. 

All'inizio c'è stato un omaggio ai sughi di "nonna", quelli cotti per tante di quelle ore da assumere  il tipico colorito rosso-arancio da scarpetta. Ottimo.

Cannolicchi rigati al sugo di spuntature


Il vino: Ciro Picariello, Aglianico Zi Filicella 2007


Che dire, navigatori, una giornata importante questa: ho una nuova passione da nutrire, un nuovo amore da aggiungere alla lista e coltivare e vi prometto che ne avrò massima cura e che non lo tradirò, finché morte non ci separi. 

A presto 
Boccadirosa

martedì 27 aprile 2010

I MAGNIFICI SETTE


Il tempo scorre un pò come gli pare.
Da ieri è già passato un mese e oggi sarà domani prima che tu riesca a dire: buongiorno.  
Ciò accade in particolare se vivi sotto la dura legge del sei su sette. Sei li passi chiuso in un posto che in genere è sempre lo stesso a fare più o meno le stesse cose e sette, quel miserabile e patetico sette,  muore ogni volta schiacciato dal peso di mille aspettative.
A volte però, una o due volte l'anno, ecco che il sette si trasforma in una serie di situazioni azzeccate e divertenti, un susseguirsi di cose fatte e da fare che rinnovano la speranza di avere una vita e di poterla vivere. I magnifici sette, navigatori.

Domenica, primavera piena.
Arrivo sgommando con il motorino, le finestre del microloft sono spalancate. Mi esibisco nel fischio segreto di Mr R ma lui non si affaccia, forse a causa di un improvvisato secret show dei Tool dentro al soggiorno. Allora salgo e lo trovo già operativo ai fornelli: in una piccola pentola stanno bollendo le patate in pezzi e alcune fave private della buccia aspettano il loro turno in una ciotola. Una Ceres mezza piena (o mezza vuota?) riposa sul tavolo e c'è ancora un pò di pizza rossa tagliata per fare un pò di aperitivo. Apro il frigo e ci trovo dentro una bottiglia di champagne:


Con richiesta scritta in carta bollata mi faccio accordare il permesso di aprire la bottiglia, osservo Mr R agitare una padella mentre la Perle du Mesnil di Peters mi traghetta delicatamente all'ora di pranzo. In onore della primavera e aspettando il 1° Maggio questo il primo che Mr R ha preparato:

Tonnarelli fave, pecorino e prosciutto cotto al forno.


Sono in evidente imbarazzo di fronte alla mantecatura perfetta, all'equilibrio tra gli ingredienti, al sapore che esplode nella mia bocca e faccio domande cretine tipo: "a che ora c'è la partita?", oppure: "hai sentito l'ultimo singolo dei Gorillaz?", per mascherare l'emozione che questo piatto mi scatena.
Ma non finisce qui.
Il forno è acceso, un odore mi accarezza le narici: 
Medaglioni di vitella in crosta di parmigiano con patate saltate e broccoli


Mi tuffo sul secondo con una foga veramente poco femminile: la crosticina di burro e parmigiano ricopre la morbida vitella addizionando al gusto delicato della carne quello più deciso e saporito del formaggio. Una cosa erotica secondo me.
Parte integrante di un pranzo così buono è il riposino pomeridiano: caricata la sveglia e spente le luci, lasciamo che il letto sostenga il peso dei nostri corpi per il resto del pomeriggio.

Al risveglio il programma è già stampato. Litigandoci il bagno riusciamo ad essere pronti in una mezz'ora, saltiamo sul motorino e arriviamo in Via del Babbuino per entrare nel tempio del lusso più sfrenato. Una volta l'anno vale la pena mettere il naso in questo postaccio, anche solo per leggere il menù. Massimo D'Addezio, capobarman dello Stravinskij bar all'Hotel de Russie di Roma, non è lì ad accoglierci, perchè dovrebbe, ma una squadra di camerieri ingiacchettati sì, e con il massimo dell'eleganza. Ci fanno accomodare ad un tavolo affianco a quello di una famosa Ministra. Il cortile è bellissimo, pieno di piante, sui tavoli delle piccole candele colorano di giallo l'atmosfera rendendola molto suggestiva. C'è quiete, parlano tutti sottovoce, prima di ordinare scelgo con attenzione il timbro della voce e scandisco le parole cercando di non indugiare sui congiuntivi. Arrivano una serie di stuzzichini:

Chips misteriosamente assortite


Mozzarelline, verdure crude e pizza


Poi Olive nere e le classiche patatine. Lo Stravinskij è famoso per i suoi Cocktail Martini. Uno in particolare veniva servito con un cucchiaio di Beluga a parte. Dopo alcune vicende relative al caviale, il Beluga è stato sostituito con il caviale di soia. Come non provarlo?

de Russie (Vodka) Martini con caviale di soia


Sono incuriosita da queste palline verde militare ed è incredibile quanto il sapore ricordi in effetti le famose uova di pesce, certo "ricordare" non vuol dire "essere", ma è comunque un'esperienza interessante. Mr R sceglie un bicchiere di Champagne ma a causa del tasso alcolico del mio Vodkatini non ne ho memorizzato nome e cognome. Chiedo scusa ai navigatori.
Dopo il secondo giro siamo pronti per lasciare l'Hotel non senza però aver visitato i bagni.
La cartina tornasole di qualsiasi posto aperto al pubblico è il suo bagno. E' in questi luoghi che il vero carattere del locale viene messo a nudo e i parametri sono ovviamente la pulizia, la grandezza, le luci e l'arredamento.

Bagno delle signore
presso Stravinskij, Hotel de Russie


La mia immagine riflessa nello specchio dorato sembra più bella, o forse più ricca, ho quasi timore ad aprire l'acqua. Dietro di me due porte celano i segreti più intimi dell'Hotel, quale scegliere...


Vado in quello di destra, perchè ho la parte sinistra del cervello più sviluppata (?), ed ecco cosa c'è dietro



Un cesso. Un gran bel cesso, ma pur sempre un cesso. Faccio quello che di solito si fa in questi casi e torno da Mr R per osservare la sua straordinaria calma nel pagare un conto più salato delle uova di soia. 
Ultimo appunto su questo raffinatissimo bar: il primo Vodkatini era leggermente allungato (il segreto di questi cocktail sta nella capacità del barman di eseguire tutti i passaggi senza far sciogliere il ghiaccio) e il conto è arrivato sbagliato. Ci hanno consegnato una bellissima scatolina nera con all'interno uno scontrino caricato di 25 €. Gaffe e scuse  da parte dello staff.

Di nuovo in motorino. Voliamo da una parte all'altra della città, la serata non è finita e siamo pronti per una nuova avventura. Dalle giacche e cravatte di Via del Babbuino ai pantaloni larghi calati fin sotto le mutande del Pigneto: è il bello delle grandi città. Miriadi di ragazzetti e ragazzette con cani al guinzaglio, motorini, stranieri di ogni provenienza che passeggiano lenti per l'area pedonale del quartiere e ristoranti con i tavolini fuori che inaugurano la stagione in quella che sembra essere la prima vera serata calda dell'anno. Scegliamo il nostro tavolo sulla pedana del ristorante Primo e stavolta ad accoglierci è proprio lo chef Marco Gallotta. Non abbiamo realmente fame, ma davanti al menù da poco rinnovato io e Mr R non sappiamo resistere e ordiniamo quanto segue:

Carciofo affumicato, stracciatella di Andria, misticanza e noci


Crocchetta di baccalà mantecato


Involtino di vitella con spadellata di asparagi, patate, fave e piselli


Insalata di bollito




Stavolta veramente niente da eccepire allo chef: tutto quello che abbiamo assaggiato era buonissimo, in particolare gli involtini di vitella ripieni e arricchiti da alcune spezie che non siamo riusciti ad individuare. A bagnare il tutto Mr R ha scelto un ottimo Tocai Friulano, questo:




Ancora due piccoli Perusìn (ovvero l'amaro della volpe che fuggì nel bosco e non fù mai ritrovata), due piccoli Vodkatonic, una paio di tozzetti e finalmente ci dichiariamo vinti.
Questo il racconto di uno di quei rari magnifici sette. Ogni tanto vale la pena combattere contro il tempo, riempirlo di piaceri, cospargerlo di desideri per poi ritornare al punto di partenza ma con qualcosa  da aggiungere al bagaglio prezioso delle esperienze vissute, altrimenti (citando l'insegna di una famosa birreria in Trastevere), Ma che siete venuti a fà?

A presto Navigatori
Boccadirosa

mercoledì 21 aprile 2010

Un post a tavola n° 4 - Economia domestica


I soldi non comprano la felicità (banale? Sì, lo so, ma fatemi dire).
I soldi muovono il mondo ma non rendono nessuno veramente felice. Questo perchè quei pezzi di carta luridi e puzzolenti non sono moneta di scambio per l'amore, l'amicizia o la comprensione.
Però, ed è un però bello grosso, i soldi portano me e Mr R a cena fuori.
I navigatori più attenti e affezionati avranno notato che da un pò di tempo le uscite a cena di Boccadirosa e friends sono drasticamente ridotte. Il motivo è che quando la sfiga chiama, il soldo risponde o, mettiamola così, se non risponde è un gran casino:
e si rompe la macchina e si rompe il motorino e scadono tutte le assicurazioni all'unisono, poi multe, bollette, compleanni, matrimoni, rinnovo della patente, tasse una tantum. Il tantum verde è finito, il caffè terminato, dal tubetto del dentifricio non esce più niente (fattene una ragione, inutile che continui a premere), il detersivo per piatti è ridotto a un sospetto. 
Per farla breve: la vita a volte richiede uno sforzo economico che implica delle rinunce e tra le cose rinunciabili, ahimè, ci sono anche loro: ristoranti costosi e ricercati con direttori in giacca nera e sommelier a disposizione. 
Quindi eccoci: io e Mister R affronteremo la domenica romana (quella del derby) con il compito di nutrirci splendidamente da soli, cucinando con le nostre (SUE) sante manine.

Si parte da qui.

Erano settimane che giravo intorno al concetto di risotto martellando delicatamente il mio compagno di av(s)venture con una serie di messaggi poco subliminali del tipo: "...quello zafferano nella credenza non l'abbiamo mai usato, vero?", oppure: "quanto ci vuole a fare il brodo?", ecc. In effetti qualcosa deve essere arrivato perchè a svegliarmi è il rumore dell'acqua che borbotta sul fuoco. Mi affaccio curiosa alla pila di alluminio e scorgo carote, cipolle, patate e sedano che, agonizzanti, nuotano nell'acqua bollente.
Di Mr R nessuna traccia e sul tavolo c'è una bottiglia:




Mentre aspetto di capire cosa bolle in pentola (quello era brodo vegetale, intendo in senso metaforico) rimango affacciata alla finestra, rapita da un gruppo di artisti impegnati a dipingere murales proprio sotto casa nostra






Mentre il ragazzo col piumino nero continua a sbombolettare, ecco rientrare Mr R con le borse della spesa: carciofi, coniglio a pezzi, asparagi, pancetta non affumicata, parmigiano e burro. Mette su un disco dei Pearl Jam e comincia la danza tra il tavolino e i fornelli: pulisce i carciofi, li taglia, li ripone in una pentola con acqua e limone per non farli annerire, poi mette a rosolare il coniglio, seziona la pancetta, cuoce gli asparagi e li frulla per metà lasciando intatte le cime, quindi comincia a trafficare col brodo, con il riso, con il burro e infine unisce i vari ingredienti tra loro. Dopo circa una mezz'ora di questo armeggiare siamo seduti in tavola pronti a gustarci il nostro quasi frugale ma decisamente ottimo pranzo homemade. Questo il menù:


Risotto con asparagi e pancetta croccante




Coniglio con carciofi





Mr R non è del tutto soddisfatto: la pancetta poteva essere più sottile e croccante, i chicchi di qualità migliore, i carciofi  più saporiti e con foglie meno dure. 
Boccadirosa è appagatissima: il risotto ha una consistenza terribilmente golosa ed esplode nel palato con sapori distinti e perfettamente armonici. Il coniglio è buonissimo così come la salsina misteriosa (la non salsina, la salsina di cottura, la salsina magica, fate voi) che lo lega ai carciofi.
Un pranzo notevole a costi contenuti con tanto di artisti a portata di finestra e calici colmi di Montepulciano Pepe '01. Che altro desiderare? 

Il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, di tutti i paesi e di tutti i giorni; può associarsi a tutti gli altri piaceri e resta ultimo a consolarci della loro perdita. 


Anthelme Brillant-Savarin

A presto navigatori,
Boccadirosa

lunedì 15 marzo 2010

Un Post a tavola n° 3 - Frittella mon amour




Nel titolo c'è un errore anzi, un piccolo inganno.
Non si tratta realmente di frittelle nella loro accezione più comune, ovvero la pasta del pane fritta, bensì di calzoni. Solo che mia nonna, nonna Nina di Canosa, li ha sempre chiamati frittelle, quindi per i figli e per noi nipoti questo piatto si chiama e si chiamerà per sempre così: le frittelle di Nonna Nina, chiuso l'argomento.

Scriverò la ricetta copiando fedelmente da un foglio di carta color seppia che avrà almeno vent'anni e che è stato scritto da mia madre mentre mia nonna dettava dall'altra parte del telefono.

Frittelle (calzoni) mamma X8 
             
             1 Kg farina
             3/4 lievito
             1 bicchiere d'olio
              sale - acqua calda

farina - olio - lievito - sale - acqua - si impasta e si lavora, si fanno tante palline, col matterello si spianano e si riempiono di prezzemolo formaggio pomodoro - per chiudere i panzerotti spennellare con acqua e premere - friggere

Proprio così, ma facciamo un passo indietro.

E' domenica, come spesso accade, e stavolta cucino io. Mister R si è accomodato su una sedia del lato "soggiorno" del microloft e mi guarda divertito come si guardano i bambini alla recita della scuola.
Ho già fatto la spesa e ho sistemato gli ingredienti tutto intorno a me: una mis-en-place che farebbe rabbrividire qualsiasi Chef.
Sul tavolo di legno rovescio un kg di farina, al centro faccio un buco con la mano e verso l'olio, l'acqua calda nella quale ho sciolto il lievito e un pò di sale, esattamente come faceva lei, quel portento di nonna. Ho fatto attenzione al bicchiere per misurare l'olio perchè quelli che oggi compriamo spesso basterebbero a dissetare un cammello. Ho preso un bicchiere piccolino che ricorda la misura di quelli usati tanti anni fa. Comincio ad impastare arginando il liquido che fuoriesce dappertutto e come per miracolo, dopo qualche minuto, la pasta prende forma. A questo punto la lavoro per almeno una mezz'ora affaticandomi non poco ma godendo della sensazione della pasta tra le mie mani. Divido l'impasto in tante palline grosse come un pugno chiuso e le spiano con il matterello formando dei dischi ellittici non troppo sottili. Prendo l'olio e ne metto un pochino su ogni disco, poi aggiungo una caciotta saporita tagliata a cubetti, del prezzemolo, i pomodori pelati strizzati e il sale. Con il dito passo un pò di acqua calda sul bordo e chiudo le frittelle per bene, altrimenti in fase di frittura succede un quarantotto.
Mister R a questo punto si alza dalla sedia e si occupa della cottura, immergendo nell'olio bollente per almeno sette/otto minuti ciascun calzone, fino a farlo dorare per bene.
Sono pronti.

A lato ho pensato all'insalata più fresca che mi venisse in mente e ho scelto finocchi, arance e olive nere al forno, condita con olio sale e pepe.




Da bere, sempre con l'idea di qualcosa che rinfreschi, abbiamo champagne: Vincent Bliard Brut


Ed ecco pronto il mio pranzo domenicale.
Le opinioni di Mister R: la pasta andava tirata ancora un pò per rendere più leggere le frittelle, il formaggio (una qualsiasi caciotta presa al GS) doveva essere molto più saporito e forse c'è troppo prezzemolo. Però la pasta è ottima e il risultato finale è comunque molto buono, stiamo parlando del famoso pelo nell'uovo (di Paolo Parisi, si intende).
Per Boccadirosa questo piatto è soprattutto un salto nel passato. Il suo sapore evoca il ricordo delle domeniche più gioiose, quelle in cui noi cugini correvamo da una parte all'altra della casa dei nonni tutti eccitati per quello che stava succedendo in cucina. In questo ricordo c'è Nina già bianca di capelli con un sorriso dolcissimo sempre incastrato nel volto, piegata sul tagliere ad impastare mentre le figlie aiutano, guardano e imparano il segreto dei bofonchiotti dorati. Che meraviglia.

Mangiamo un bel pò di frittelle e dopo un lungo riposino pomeridiano ce ne andiamo al cinema a vedere Shutter Island. Tornati a casa spazzoliamo le frittelle avanzate e non paghi, con pasta, pomodoro e formaggio rimasti, facciamo pure un pò di pizza.
Amo la domenica.

A presto, navigatori
Boccadirosa

martedì 9 marzo 2010

Un Post a tavola n°2 - Anatre e Paperi



Domenica di inizio Marzo. 
Location: casa del Signor Bocca e della Signora Rosa
Interpreti: Signor Bocca, Signora Rosa, Mister R, Boccadirosa, Attila.

C'è poco da dire, il sangue non mente.
Magari un pochino, voglio dire non del tutto.
Mettiamola così: se l'amore per il vino e per il cibo sono contenuti in un qualche gene ereditario, ebbene io l'ho ereditato. Se anche l'arte del cucinare rientra nei caratteri trasmissibili, diciamo che è stato trasmesso ma forse mi serve un pò di esercizio. E pazienza. E metodo.
Ok per ora ho solo il Pedigree ma lo voglio incorniciare e appendere nella parete più bella.

Ore 13.00: arriviamo a casa della Signora Rosa.
Attila, un beagle pazzo come pochi altri al mondo ci corre incontro al cancello. E' lui a scortarci fino all'ingresso per poi tentare impunemente la conquista degli alloggi. Stavolta riesce ad intrufolarsi fino alla cucina poi Bocca Senior lancia un grido scomposto e Attila corre fuori casa con l'espressione di chi sta per riprovarci: datemi cinque minuti, stupidi umani.

Dopo un inizio dedicato al come stai, come va, cosa fate di bello, ci sono novità e così via, stappiamo lo champagne e ci sediamo a tavola per l'antipasto:
Marguet Blanc de Noirs Brut nelle coppe (provenienza Remigio) e polentine al forno con baccalà mantecato nei piatti.
O dovrei dire stoccafisso. Non avendo chiara la differenza tra le due bestie ho indagato ed ecco il risultato:
Baccalà. Merluzzo bianco (pesce dal corpo affusolato presente nei mari del Nord) conservato sotto sale.
Stoccafisso. Merluzzo artico norvegese conservato per essiccazione (senza sale). E' simile al baccalà seppure dal sapore differente, in Italia settentrionale viene chiamato bacalà.



Quindi stoccafisso mantecato. Buono. Davvero tanto buono. Il sapore delicatissimo, la consistenza a tratti sensuale, il colore di un bianco opaco disarmante. Poco. Io e Mister R abbiamo scoperto un piccolo scrigno segreto in un angolo della cucina con altro bacalà e come Lupen e Margot siamo riusciti a trafugarne un paio di cucchiaiate extra. 
 
Arriva il primo: fettuccine Campofilone con pancetta affumicata di Liberati, funghi porcini, prezzemolo e parmigiano: molto buono e molto tradizionale. Cosa c'è di meglio di un piatto di fettuccine la domenica a pranzo?


Ma il piatto forte deve ancora essere servito.

Tra una portata e l'altra, Bocca Senior traffica in cucina. Ci arriva un continuo rumoreggiare dei piatti che sbattono, di utensili che cadono, suonerie di diversi timer e ordini impartiti alla Signora Rosa che cerca di arginare i danni.
Per quest'ultima portata anche Mister R decide di collaborare assistendo Bocca nel complicato atto di tagliare ed impiattare. Ma cosa? si chiederanno i navigatori.
Ebbene loro: i magnifici petti d'anatra (provenienza, manco a dirlo, Liberati)
La ricetta è quella classica al vino rosso: la carne, prima ben rosolata poi passata al forno, è ora disposta nel piatto come una tagliata e ricoperta di patè caldo di fegato d'oca (misto, ci tiene a sottolineare Bocca S.) al Madeira.
A lato: cipolline in agrodolce e carciofi cotti in padella preparati da Rosa.
Siamo estasiati. La carne di questo uccello acquatico ha un sapore unico: selvaggio sì, ma allo stesso tempo sofisticato. Il matrimonio con il patè è combinato bene, ma ancor di più sono le cipolline che ne esaltano le caratteristiche, le cipolline più buone che io abbia mai mangiato, perfettamente compatte e cotte ad arte, dolci al punto giusto. 
La signora Rosa mi ha raccontato la ricetta, ve la riporto:

1/2 kilo di cipolline tenute a lungo in acqua fredda e sfogliate fino al cuore.
Sciogliere in padella 50 grammi di burro e prima che imbrunisca aggiungere le cipolline, un cucchiaio di zucchero, 2 cucchiai di aceto di vino bianco, sale e pepe. Lasciar cuocere a fiamma bassa per una ventina di minuti facendo asciugare l'intingolo quasi completamente.

Stappata un' altra bottiglia di Montefalco ci gustiamo lentamente queste delizie, assaporando ogni diverso elemento e le varie combinazioni di sapori. Sono in preda allo stupore come Alice nel Paese delle Meraviglie.
Divorato tutto, compreso ciambellone e piccole uova di cioccolata extra-fondente, io e Mister R crolliamo sul divano, poi sul letto, poi ancora sul divano per il resto del pomeriggio.
Giunta la sera, dopo un thè alla menta ben ossigenato e la lunga serie di ringraziamenti per i nostri eccellenti ospiti, ce ne andiamo a vedere il film del mio maestro Tim Burton, con tanto di occhialetto 3D.


Una domenica fantastica che si concluderà con l'immancabile coppia di vodka tonic e un grande punto interrogativo nel cervello: qualcuno sa dirmi perchè un corvo assomiglia a una scrivania?

Boccadirosa