Visualizzazione post con etichetta Pizzeria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pizzeria. Mostra tutti i post

sabato 15 maggio 2010

SFORNO - Via Statilio Ottato, 110/116 Roma



La vita è un susseguirsi di scelte. Ogni secondo racchiude in se infinite possibilità e sta a noi individuare la rotta da prendere. Scegliere è quello che facciamo istante dopo istante, è l'azione che scandisce il tempo, che determina la nostra posizione attuale nel mondo e che fonda quello che saremo nel futuro. A volte bisognerebbe avere la forza di rischiare perchè il mare delle occasioni va ben oltre i limiti della nostra mente. C'è chi naviga a vista, chi segue la bussola, chi non ha il coraggio di uscire dal porto e chi si avventura imprudente nella tempesta, e ognuna di queste rappresenta comunque una scelta, che lo si voglia o meno.

Giovedì pomeriggio, non lavoro. Scendo in strada e raggiungo la vicina libro-enoteca. Sarei potuta restare a casa a leggere o a scrivere. Averi potuto cucinare, telefonare, sistemare i vestiti. Stirare(?), lavare le mattonelle del bagno, suonare la chitarra. Scelgo invece di scendere e chiamo Wolf per un aperitivo. Wolf mi raggiunge: poteva fare un numero infinito di altre cose ma eccolo arrivare sulla sua moto in elegante giubbotto di pelle nera. Insieme decidiamo di assaggiare un vino spumante molto particolare:


Riserva Coppo 2002,  brut affinato in barrique, scelta interessante.

Poi il vaglio delle opportunità: Osteria? Enoteca? Ristorante? Agriturismo? Kebab? Sushi? Finger food? Carne? Pesce? Vegetariano? Greco? Indiano? Molecolare? Intercontinentale? Sperimentale? Dietetico? Messicano? Africano? Kosher? Vegano? Fruttariano? O magari un Bio Bistrò?
No. 
Pizza.
E pizza a Roma vuole dire per noi (spesso): Sforno, via Statilio Ottato 110/116 (una traversa della Togliatti). Inforchiamo il motorino e raggiungiamo la piccola via in una zona  molto popolosa della città: siamo circondati da palazzi con piani alti, macchine, garage e qualche albero. Sotto uno di questi edifici ci attendono i tavolini verdi di Sforno che, sfidando il maltempo, ha già sistemato alcune sedute sul marciapiede. Le ragazze ci consegnano i menù delle pizze e della birra e qui la storia delle scelte, navigatori, si fa veramente complicata. 
Ci sono pizze di ogni tipo. Dalle classiche bianche e rosse alle più particolari segnate sulla lavagna: pizza tortellino, pizza basca (baccalà e crema di peperoni), pizza lasagna, cacio e pepe, parmigiana, Greenwich e così via.
I supplì: gricia, porri e provola, taleggio e asparagi, funghi e salsiccia ecc.
E le birre: da Italia, Belgio e Bretagna tanti di quei nomi e di quelle descrizioni da ubriacare prima ancora di toccarne una goccia.
Noi però siamo persone risolute e non ci facciamo intimorire. In breve queste le decisioni prese al tavolo:

Panzanella di baccalà


Supplì funghi e salsiccia


Pizza fiori di zucca e alici


Pizza Lasagna


Da bere per Wolf una birra di frumento e per me una lager alla spina.
Avevamo scelto argomenti importanti per accompagnare questo pasto, ma tra un gridolino di piacere per la panzanella, un urletto scomposto nell'assaporare il supplì e il continuo mugugnare di lussuria per le pizze, della discussione ho solo un vago ricordo.
Ricordo però l'eccellente qualità della ricotta di bufala che dominava la pizza lasagna, il gusto straordinario dell'impasto, la cottura perfetta del riso e la simpatia dei gestori di questa pizzeria che rimane, ad oggi, la mia preferita a Roma.
Paghiamo il conto, 20€ a testa, e scegliamo di passare da Remigio per un calice di champagne: Pascal Mazet.
La serata è finita con uno shottino di vodka Moskovskaya alla stessa libro-enoteca della Riserva Coppo, giusto per chiudere il cerchio come avrebbe fatto Giotto, e con l'attesa di Mr R al quale ho consegnato una lussuosa doggy bag del dopo lavoro: panzanella di baccalà, supplì taleggio e asparagi, baccalà panato. Scelta gradita, mi è parso.

Così funziona: c'è una decisione possibile in ogni battito, in ogni respiro ed è necessario esserne profondamente consapevoli. Il rischio, al contrario, è di perdere il controllo della vita, lasciare che siano gli eventi a dominarla e dimenticare quanto di bello c'è nell'essere noi stessi, esattamente così come siamo.

A presto, navigatori
Boccadirosa



domenica 21 febbraio 2010

LA GATTA MANGIONA - Via Federico Ozanam 30, Roma

 
A quei navigatori ai quali non dovesse piacere la pizza, consiglio di non andare oltre nella lettura di questo post, perchè ogni parola sarà spesa per celebrare il meraviglioso italico alimento e quelli che, in modo straordinario, ne sanno esaltare le qualità e le potenzialità. E’ un post “di parte” perché la Gatta Mangiona è una delle pochissime pizzerie romane che fa della ricerca e della passione per questo tipo di ristorazione il suo grande punto di forza e ne siamo grati.
Navigatori miei, in questo non ci si improvvisa: ci vuole tanta dedizione e un pizzico di sana ossessivo-compulsività (passatemi il termine)

Procediamo con ordine

È pomeriggio dell’unico giorno libero che io e Mister R abbiamo in comune. Tra le altre cose lo passiamo a scorrere l’elenco dei posti dove andare a cena. Ci basiamo su semplici parametri che vanno dalla chiusura settimanale all’investimento medio che vogliamo fare, passando per quello di cui abbiamo voglia.   
Boccadirosa vorrebbe pizza, Mister R meno, quindi scegliamo un posto a “botta sicura” che soddisfi entrambi. La Gatta risponde perfettamente ai criteri selettivi di questa domenica sera perciò montiamo in macchina alla volta di Monte Verde, zona Piazza S. Giovanni di Dio.Via Ozanam parte proprio da quella piazza: cominciata la discesa trovate il locale poco dopo sulla destra.
L’ambiente è come deve essere: chiassoso, affollatissimo, pieno di famiglie, coppie e gruppi di amici. E’ una pizzeria in piena regola con tutto quello che questo comporta.
Giancarlo, uno dei proprietari, si aggira tra i tavoli ascoltando i clienti, consigliandoli sulle birre (lui ne sa), sul vino e sui piatti del giorno. Ci accoglie sorridendo e ci fa accomodare ad uno degli ultimi tavoli liberi al centro della sala. Non sono neanche le otto e venti di sera (consiglio sempre la prenotazione).
Conto le ragazze che servono in sala: sono sette, questo rende il servizio snello ed efficiente. 
Alla Gatta Mangiona non devi mai dimenticare di leggere le lavagne esposte in sala. E’ qui che Giancarlo segna ogni giorno le novità che propone e per esperienza diretta ci si deve assolutamente fidare. La carta è comunque talmente ricca che per scegliere tra sfizi, primi, secondi, fritti, pizze, crostini, calzoni e dolci si potrebbe tranquillamente passare una mezz’ora.
Io e Mister R  andiamo pazzi per i supplì. Stavolta ne scegliamo di due tipi: amatriciana e asparagi e zafferano. La cosa meravigliosa di questi piccoli bofonchiotti fritti è che subito dopo la crosticina croccante il palato entra in contatto con un vero e proprio risotto cucinato ad arte. La consistenza è fenomenale e il gusto inarrivabile. Giancarlo ha milioni di piccoli segreti per la produzione di queste opere d’arte mignon: dalla cottura del riso al modo per rendere perfetto il condimento. Non mancate di provarne quanti più il vostro stomaco vi conceda.
Ordiniamo poi dei carciofi fritti e un tortino di pappa al pomodoro e baccalà: la frittura dei carciofi è fatta con la sola farina che rimane bianca, asciutta e fragrante, il tortino è la quintessenza del pane e pomodoro con un velo bianco di pesce macerato al basilico. Eccellente.
Da bere abbiamo scelto una birra prodotta da un mastro birraio danese, molto amara e dissetante.
Tra le pizze segnate sulla lavagna scelgo la Fumo Verde: mozzarella di bufala affumicata, zucchine saltate e speck di Dobbiaco. Per Mister R la pasta del giorno: tonnarelli del pastore con ricotta, pecorino, pepe e pancetta.
La pizza della Gatta è fatta con un impasto lievitato per quarantotto ore con lievito madre. E’ leggera e digeribile. La consistenza è di quelle importanti in bocca, ne troppo sottile, ne troppo moscia, ne troppo invadente. Su questa base gli elementi sono disposti con cura a seconda delle diverse peculiarità in modo che leghino armoniosamente tra loro. Il risultato finale è frutto diretto di una grande amore per questa pietanza, e si sente. E’ come, a parer loro, la pizza dovrebbe essere (citando Mister R).
Anche il tonnarello non delude, ma io sono completamente rapita dalla mia Fumo Verde per prestarvi attenzione.
Terminiamo il pasto senza riuscire a finire quel che abbiamo nei piatti: i sapori sono avvolgenti e le quantità illustri, per una volta cediamo.
Il conto? Sui 45 euro, spesi davvero bene.
Lasciamo la Gatta molto soddisfatti con la promessa di tornare presto per spulciare altre delizie da lavagne e menù. In cuor mio spero che questo tempo non si dilati troppo.

Boccadirosa